Un blog dal passato

Nato nel 2003 come uno dei primi blog didattici per alunni di Scuola Primaria (se non il primo...), diventa nel 2006 un blog di segnalazioni di risorse online e di software didattici free per docenti e alunni delle Scuole dell'Infanzia, Primaria e Secondaria di 1° grado.

I tablet e l'insalata.

20 maggio 2013


Su Libreriamo, il social book magazine per la promozione dei libri e della lettura, il dibattito tra Roberto Casati, autore di “Contro il colonialismo digitale”,  Maurizio Ferraris e Gino Roncaglia sui rischi connessi all’uso dei tablet, che favoriscono la deconcentrazione, e alla migrazione della scuola verso il digitale.

"La tesi fondamentale di Casati è che i tablet non favoriscano lo sviluppo della capacità di concentrazione, essendo al contrario altamente distrattivi. “I tablet”, riassume Roncaglia, “hanno possibilità d’uso diverse, che non hanno tutte lo stesso richiamo, la stessa attrattiva sull’utente, soprattutto sull’utente giovane. Possiamo fare un paragone con i cibi: se entriamo in una pasticceria e tra tutte le torte meravigliose esposte troviamo un piatto molto salutare, un’insalata, la nostra attenzione, e soprattutto quella di un bambino, non verrebbe mai attirata da quest’ultimo ma si rivolgerebbe senz’altro ai dolci. Il tablet, secondo Casati, funziona così: offre tutta una serie di applicazioni che distraggono e attirano di più del libro. Se il bambino può scegliere tra un videogioco e un libro, sceglie il videogioco”. Per Roncaglia però tutto questo non è necessariamente vero. “L’attenzione alla necessità di un ambiente protetto e non distrattivo per la lettura potrebbe entrare in gioco nella progettazione dell’interfaccia di un tablet, per esempio il programma per la lettura di libri elettronici dovrebbe disattivare in automatico una serie di altre funzionalità. Io credo che sia importante, per le generazioni native digitali, trovare anche la forma libro nell’ambiente digitale. Se si tengono le due stanze troppo separata, quella ‘dei dolci’ e quella ‘dell’insalata’, c’è il rischio infatti che i ragazzi non entrino mai nella seconda...”.

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